giovedì 7 novembre 2013

Umorismo

Il pirandelliano "avvertimento del contrario" che si tramuta nel "sentimento del contrario" la spiegazione che né da lo stesso Pirandello nel suo noto saggio.
Un saggio che ho letto recentemente, diviso in due parti, la prima storica vuole fornire la parabola di che cosa sia l'umorismo e di come sia stato interpretato attraverso i secoli dai letterati del passato; solo nella seconda parte lo scrittore espone la sua idea, quell'idea che viene scodellata a scuola, trita e ritrita, rispolverata all'università e memorandum che, ogni volta che si pronuncia la parola "umorismo" salta fuori sotto forma di pensiero, una piccola stilla del nettare della conoscenza, niente di più.
Io ad esempio, del saggio di Pirandello, quando lo lessi, trovai molto più interessante la parte su Chervantes.

Però, figlio di quella cultura che mi ha insegnato Pirandello (scrittore e pensatore che amo profondamente) tra i banchi di scuola, non posso che rievocarlo, vedendo un simpatico scherzo fatto da misteriosi ignoti all'università.

prima
dopo



















Allora io avverto che qualcosa non funziona guardando quella statua "sfregiata", percepisco un qualcosa che mi fa sorridere, che mi fa inarcare le labbra in un movimento naturale e fluido, libero. Un movimento che, seguendo il crescendo della percezione dell'umorismo si tramuta in un ghigno. Questo è l'avvertimento di quel qualcosa che non-è-faccia-troppo-ridere. E allora incomincio a meditare su quel mio riso e, più in generale, sulla scena da cui ho tratto questa amozione.

Ma alla fine, come per le banane, non è detto che un gesto di qualche universitario debba essere preso seriamente o, peggio, umoristicamente.

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